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Nuoto e mal di schiena

Nuoto e osteopatia

“Il nuoto è lo sport più completo”

“Il nuoto è lo sport migliore in caso di mal di schiena”

“Per la scoliosi il nuoto fa bene”

 

Quante volte vi hanno consigliato il nuoto come panacea di tutti i mali? 

 

Bene! Stando alle recenti ricerche scientifiche, non c’è niente di più sbagliato.

L’istituto scientifico italiano colonna vertebrale “ISICO” ha pubblicato un articolo scientifico nel 2013 dal titolo “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey” (“Il nuoto non è terapeutico per la scoliosi”). 

Lo studio ha messo a confronto un gruppo di 112 nuotatori a livello agonistico (nuoto praticato 4-5 volte a settimana) con un gruppo di 217 studenti di pari età, maschi e femmine (attività sportiva praticata 1 volta a settimana o non praticata affatto). 

In entrambi i gruppi sono stati misurati i gibbi (curvatura della gabbia toracica), la cifosi (curva dorsale) e la lordosi (curva lombare) ed è stato fornito ai ragazzi un questionario per rilevare la presenza di mal di schiena.

I risultati hanno evidenziato che i nuotatori presentavano, rispetto al gruppo di controllo, una maggior incidenza di asimmetrie toraciche (dorso curvo - ipercifosi) e di mal di schiena (lombalgia).

Ma com’è possibile che il nuoto possa causare mal di schiena e peggiorare la scoliosi? 

La risposta è da ricercare nell’attivazione muscolare generata durante il nuoto. 

3 stili di nuoto su 4 sono effettuati a “pancia in giù”, con le braccia che spingono l’acqua verso l’addome durante un movimento combinato di flessione e adduzione del braccio. Questo movimento recluta in maggior misura muscoli come il gran pettorale e il gran dorsale, entrambi muscoli molto forti e con azioni “cifotizzanti” (aumentano la “gobba” e aumentano la “chiusura” anteriore delle spalle). 

Mentre questi muscoli “cifotizzanti” sono sottoposti ad un gran lavoro, la muscolatura erettoria della colonna (muscoli che permettono alla nostra schiena di mantenersi stabile e “diritta”) è invece coinvolta molto poco, principalmente per due fattori: il primo è che biomeccanicamente questa muscolatura lavorerebbe in modo migliore e più efficace in posizione eretta (ortostasi), il secondo è che in acqua la forza di gravità è minore rispetto a quella misurata sulla terra ferma. La combinazione di posizione e minor forza di gravità determina un’attivazione molto modesta della muscolatura erettoria che, nel tempo, tende a diminuire il proprio tono e la propria funzionalità. 

Come spiega il dott. Fabio Zaina, fisiatra di Isico: “Dal punto di vista posturale il nuoto induce a un collasso della schiena. 

Per quello invece che riguarda la scoliosi, dai nostri dati possiamo senza dubbio escludere che il nuoto possa essere consigliato come terapia per la scoliosi e, se praticato in eccesso, dal punto di vista posturale può rivelarsi negativo e provocare mal di schiena”.

“Ovviamente - prosegue il dott. Zaina - poi tutto dipende dalla tipologia del proprio fisico e dalla quantità di nuoto praticata: un conto è parlare di 4-5 allenamenti a settimana, un altro conto è invece parlare di una pratica del nuoto a livello amatoriale.” 

Conclude poi il dott. Zaina: “Per anni è stato consigliato ai pazienti con mal di schiena o con addirittura la scoliosi di andare a nuotare per stare meglio. Non è vero! E i dati lo confermano.” 

In conclusione possiamo affermare che la pratica del nuoto non risulta, dati alla mano, terapeutica in caso di scoliosi o di mal di schiena.

Una precisazione però a questo punto è d’obbligo: stare sul divano a fare zapping con il telecomando è di sicuro più dannoso per la vostra schiena e per la vostra scoliosi rispetto a una bella nuotata.

Lo sport, qualsiasi esso sia, migliora l’umore, il tono cardiovascolare e la forma fisica. Bisogna solo saper scegliere l’attività fisica da praticare in base alle proprie esigenze, alle proprie capacità e al proprio stato di salute.

La pratica dello sport più adeguato alle proprie esigenze è pertanto da inserire all’interno di un percorso terapeutico, così come la consulenza di un professionista del settore come un ortopedico, un osteopata o un fisioterapista.

 

Bibliografia

http://isico.it/images/uploads/comunicati/comunicato1301.pdf